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I commenti più recenti

  • Il paradiso degli orchi

    PENNAC, Daniel

    • 08/05/2021
      Gdl Biblioteca Di Chiari Recensione corale a cura de "I MiseraLibri - Gruppo di Lettura Biblioteca di Chiari"
      La magia di un grande libro non si esaurisce neanche a distanza di trent’anni, al punto tale che all’incontro di venerdì 7 maggio hanno partecipato inaspettatamente anche alcuni studenti di prima superiore dell’Istituto Einaudi di Chiari. Certo, è stata la loro Prof.ssa Sabrina Corsini a proporre loro la lettura del libro di questo mese, ma nessuno li ha obbligati a restare collegati su Zoom fino alle 22:30 (avendo scuola il giorno successivo, alle 22:00 li abbiamo avvisati che avrebbero potuto salutarci, eppure sono rimasti fino alla fine). Grazie a loro, eravamo ben venticinque su Zoom. Il merito va soprattutto a Daniel Pennac e al suo “Il paradiso degli orchi”, il primo volume della saga dei Malaussène, che ha spiazzato sia loro sia noi altri partecipanti del gruppo di lettura. Ci aspettavamo un poliziesco con qualche battuta divertente? Accidenti, se ci ha sorpreso: è ben molto di più! La storia in generale è piaciuta a tutti, ma lo stile è parso a metà dei presenti scorrevole e veloce e all’altra metà un po’ lento e complicato da seguire. Alcuni hanno apprezzato la crudezza e la schiettezza delle scene delle esplosioni. Altri sono stati più colpiti dagli aspetti stravaganti e grotteschi. “Il paradiso degli orchi” è stato imprevedibile e disorientante; tuttavia, una volta accettato il ritmo, è stato più facile lasciarsi trasportare e immergere nella mente di Benjamin Malaussène. I personaggi sono molto ben caratterizzati. Un aspetto che ha conquistato tutti è il fatto che sia "family friendly". Indiscutibilmente Benjamin, Luna, Clara, Thérèse, Jeremy, il Piccolo e Julius, con i loro tratti peculiari e le loro stranezze, ci hanno accolto nella loro famiglia, disfunzionale sì però avvolta da un’atmosfera di affetto, supporto, confronto e scontro: un’atmosfera di casa. Tutti assieme, non solo Benjamin, risolvono il caso. Il romanzo offre poi pure uno spaccato della società francese negli anni Ottanta: l’anima multietnica del quartiere Belleville di Parigi è messa in contrapposizione con la francesità del commissariato di polizia e della Cité, risultando in una descrizione fedele della Capitale. Potrebbe passare per un libro superficiale ma non lo è proprio. Daniel Pennac usa spesso l’ironia e anche un linguaggio barocco, ridondante e pieno di colori. I momenti esilaranti lasciano un retrogusto profondo di riflessioni amare. Al di là di alcuni riferimenti storici alla seconda guerra mondiale, il capro espiatorio è quello di una persona buona, che viene resa vittima sacrificale e che è facile incolpare di una responsabilità o una colpa, così come è successo in passato più volte con gli ebrei o come sta accadendo adesso con i migranti. Questi falsi bersagli servono solo a depistare l’indagine delle vere cause di un problema, che sia sociale, economico o politico. Daniel Pennac eccelle nel dire quanto basta per innescare una riflessione nel lettore: come ha saggiamente una partecipante, quando si lascia all’intuito personale, il momento della consapevolezza è quello della coscienza, è un’epifania. Il male è spesso travestito e nascosto, sta noi lettori smascherarlo, nelle pagine di un libro e anche nella realtà. Infine, come non menzionare i numerosi omaggi alla letteratura, spesso a quella italiana, con i riferimenti a Carlo Emilio Gadda che hanno esaltato alcuni di noi. Qualcuno ha poi mostrato in video gli altri titoli della saga dei Malaussène, riportando particolari della vita dello scrittore e collegandosi ad altre sue opere come "Diario di scuola" (dove Pennac racconta di non essere stato affatto uno studente modello) o "Storia di un corpo". Ecco il potere dei libri belli (e degli scrittori eccellenti): non siamo stati adulti o giovanissimi durante l’incontro, ma solo lettori desiderosi di condividere un’esperienza, un parere, un’impressione o una citazione. Potrà anche averci confuso in alcuni punti, ma non abbiamo altro da aggiungere se non questo: “Davvero notevole”, Sig. Pennac.
  • La breve favolosa vita di Oscar Wao

    DIAZ, Junot

    • 29/04/2021
      Assolutamente da non perdere
      Una nuova voce nella letteratura americana. Una storia che si dipana tra realtà e finzione e attraversa gli ultimi decenni della storia di Santo Domingo. Un antieroe irresistibile e tenero come protagonista.
  • Q

    BLISSETT, Luther

    • 29/04/2021
      Ripensare il romanzo storico
      Ovvero su come ambientare una spy story nell’età della Riforma protestante, reinventare il romanzo storico e creare un godibilissimo libro.
  • La danzatrice bambina

    FLACCO, Anthony

    • 27/04/2021 Maria Luisa Paleari
      storia vera molto commovente da leggere in un soffio marisa
  • La figlia segreta : romanzo

    GOWDA, Shilpi Somaya

    • 25/04/2021 Maria Luisa Paleari
      Splendido romanzo con tema molto attuale -
  • L'altra figlia

    ERNAUX, Annie

    • 11/04/2021
      Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI - GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"
      Annie, perdonaci se ti diamo del tu e ci prendiamo delle confidenze, anche se non ci conosciamo. Una lettera ci sembrava il modo più adeguato di recensire questo tuo scritto. Pagine dense dove affronti tanti temi, da quello tabù delle vicende familiari a quello ambivalente del doppio. Leggerti non è stato semplice: nonostante la brevità delle tue pagine, molti di noi hanno dovuto ricominciarle da capo per comprenderti meglio. Ci hai colpito con delle frasi che, secondo Maria, sono come stilettate. Volendo essere precisi, sono stilettate di ghiaccio: è artico lo stile che hai adottato. Ma questa mancanza totale di calore non è per noi sinonimo di asetticità o impersonalità, anzi: tutt’altro. La tua lettera è intima. Descrive lo scudo glaciale che ti sei costruita per poter vivere la tua vita, quando hai realizzato che la verità dei tuoi genitori non corrispondesse perfettamente al tuo essere unica per loro. In un certo senso comunque lo sei stata: sei stata l’unica a sopravvivere. Anche se non eri “più buona” di Ginette. Questa è una frase che ti condiziona la vita, la crescita, le relazioni, la scrittura. Hai ricondotto tutto a poche parole (anche se la tua memoria sembra giocarti qualche scherzo, in una culla fatta con legno di rosa) che ti hanno portato a non assumere una chiara presa di posizione verso i tuoi genitori. C’è infatti consapevolezza del loro dolore e della loro persa spensieratezza, ma anche parecchio rancore che impregna i tuoi periodi. Questo ha portato alcuni di noi a pensare che ti vergognavi di loro o che ti sei servita della tua stessa famiglia per sfogare la rabbia con cui sei cresciuta. Come mai non hai mai affrontato l’argomento con i tuoi genitori? Perché decenni fa non se ne sarebbe dovuto parlare o perché avevi paura delle tue emozioni? Quale sarebbe stata la loro reazione? Non la sapremo mai, perché questa storia oltre che fredda è silenziosa: né tua sorella Ginette né tantomeno i tuoi genitori erano ancora in vita, nel 2011, quando hai provato a riordinare i tuoi pensieri a settant’anni di distanza. Loro non possono intervenire, non possono controbattere, aggiungere o rimuovere dettagli: l’unica verità che possiamo apprendere è la tua versione. Non c’è stato un confronto. È questo quindi il senso della tua missiva? Imprimere per sempre i tuoi soli sentimenti, oppure consegnare definitivamente al passato Ginette, la cui assenza è stata indiscutibilmente una presenza per te? La tua è una battaglia totalmente impari per sconfiggere un vuoto mitizzato. Attraverso le tue orecchie traumatizzate di bambina e la voce matura che hai raggiunto da adulta, “L’altra figlia” è per noi una tua seduta lapidaria di autoanalisi, dove racconti il tuo dolore intenso e raro, anche se non così come potremmo pensare, visto che alcuni di noi sono stati raggiunti da fortissimi colpi allo stomaco e si sono ritrovati. Forse, cercavi qualche lettore che sopportasse con te questo peso? “Questa lettera - è evidente - non è destinata a te, e tu non la leggerai. Saranno altri a riceverla, dei lettori, che mentre scriviamo sono invisibili quanto lo sei tu.” Aprile 2021
  • Vol. 1: Belli e dannati = My own private Idaho : il film

    • 08/04/2021 Giulia Nardella My Own Private Idaho
      Uno dei film più belli di tutti i tempi. Un capolavoro di raffinatezza e dolcezza, nonostante la trama sia estremamente cruda. Gus Van Sant ha scelto gli attori migliori che potesse scegliere per interpretare personaggi tormentati, giovani e liberi. Senza dubbio, però, è River Phoenix a spiccare, un attore di rarissimo talento, che pare essere nato per interpretare questo ruolo.
  • Sorelle Materassi

    PALAZZESCHI, Aldo

    • 07/04/2021 Club del Libro di Castelcovati - Le nostre recensioni - SORELLE MATERASSI
      SORELLE MATERASSI , di Aldo Palazzeschi Febbraio 2021 Opera che si è rivelata una piacevole sorpresa, molto ben scritto! Ti sembra di essere in Toscana. Bellissimi posti che fanno da cornice alla storia di queste famosissime sorelle. Teresa e Carolina dedicano la loro vita al ricamo e al lavoro di confezionatrici di corredi da sposa. La loro vita si svolge nella stanza principale della loro casa dove senza sosta ricamano dalla mattina alla sera, gli unici svaghi concessi sono partecipare alla Santa Messa e spettegolare dei passanti chi passeggiano sotto la loro finestra la domenica pomeriggio. Le nostre Sorelle Materassi vivono in questa casa con la fedele serva Niobe, fino a quando non le raggiunge il nipote Remo che sconvolgerà la loro vita. In una casa di sole gonne finalmente un paio di pantaloni. Antonella ci racconta che i luoghi descritti vengono spiegati in modo sottile, lo scritto è molto scorrevole, come se si fosse davanti ad un palco di un teatro. La storia è molto coinvolgente, le due donne sono molto forti e rialzano la china più di una volta nella loro vita, anche se il nipote Remo sperpera tutti i loro averi. Un aggettivo che secondo noi lo rappresenta è DOMESTICO, se fosse un dolse sarebbe IL PANFORTE , da leggere sempre anche per la sensazione di Tristezza/Amarezza e di Rivincita che comunità. Consigliato!!
  • Le solite sospette

    NIVEN, John

    • 07/04/2021 Club del Libro di Castelcovati - Le nostre recensioni - LE SOLITE SOSPETTE - John Niven
      LE SOLITE SOSPETTE , di John Niven. Gennaio 2021 Volete leggere un romanzo fuori dal comune che con la sua leggerezza è perfetto per allietare il tempo libero in tempi di Lock down? Eccolo! 4 simpatiche signore, non più giovanissime, decidono di rapinare una banca. E ci riescono!! Come? Vivendo mille avventure senza mai lasciarsi perdere d’animo. Definito da Angela molto scorrevole e piacevole, le vicende delle nostre protagoniste ci tengono incollate al libro senza sosta. La sua furfante preferita è Ethel, adorabile vecchietta sboccata (a volte) ma con un cuore d’oro. Alessia invece ci dice che questo libro le ricorda molto “NON BUTTIAMOCI Giù” di Nick Hornby ; i personaggi tuttavia non le sembrano ben delineati e distinti. I due poliziotti del libro sono come i poliziotti di Hazzard, garanzia di risate fino alle lacrime. Albertina lo descrive come non banale, ricco di colpi di scena, ed esilarante. A tutte è piaciuto la soluzione dello scrittore di chiudere il libro tirando le somme dell’accaduto dopo 3 anni. Non mancano comunque significati profondi che i gesti delle protagoniste celano: amicizia, amore, altruismo e tanta simpatia. L’aggettivo che secondo noi meglio lo rappresenta è Beffardo, se fosse un dolce sarebbero i soldi di cioccolato con un goccio di liquore Pastisse. Assolutamente super consigliato.
  • The tribe

    • 06/04/2021
      Mirko Fontemaggi Muto per sordomuti
      Cliccando su: Lingue e sottotitoli, come di consueto, vedo apparirmi la scritta: Questo film è nella lingua dei segni. Interessante, finalmente un ritorno al muto, linguaggio universale, come se ne stanno facendo sempre più negli ultimi tempi. Però poi iniziano le perplessità: ma noi che non siamo sordomuti? perché loro vedranno nel film mille sfumature che io non coglierò! Per carità, mi sono goduto più di 2 ore di lungometraggio lo stesso, ma come guardando le figure di una rivista o un'enciclopedia... in ucraino appunto. Oddio, 2 h 7' tirate per le lunghe, un produttore compassionevole taglierebbe a piene mani, ricorda ahimè quando uscivo dal cinema esasperato per i piani sequenza di un Tarkovskij ma appunto era Tarkovskij... Adesso arriva Aronofksy a dire: "Il cinema non sarà più lo stesso": spero di no! La violenza e il sesso li abbiamo già visti (anche in Ultimo tango si parlava poco), diciamo che l'Ucraina è messa mooolto male! A questo stadio, che è poi della maggior parte del mondo antropico, come ci si può interessare del surriscaldamento globale, dell'ecologia della biosfera? Qui il problema è la sopravvivenza locale. È la preda, la rapina. Poi c'è qualcosa che mi manca, il biondo non era morto? E mentre tutti si continuano a svestire e rivestire, arrivo a credere che tutti rinascano forse per soffrire eternamente. Negativo. Deiettivo.