sebina, opac, servizi, biblioteca, utente, Gruppi di Lettura, Italia

I commenti più recenti

  • Panico

    ELLROY, James

    • 15/10/2021 Illeggibile da europei
      Solo chi fosse a conoscenza di tutti i personaggi pubblici americani e delle loro scappatelle può apprezzare il romanzo.
  • Storia di una ladra di libri

    Zusak Markus

    • 14/10/2021
      storia di una ladra di libri
      profondo e poetico
  • Shadowhunters : la catena d'oro

    CLARE, Cassandra

    • 12/10/2021
      recensione
      È il primo libro che ho letto della collana Shadowhunters, e mi è piaciuto così tanto che poi ho letto tutti gli altri. Lo straconsiglio per chi cerca storie avventurose, emozionanti, travolgenti e inaspettate... È veramente un bel libro
  • Felici i felici

    REZA, Yasmina

    • 09/10/2021
      Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE "I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI"
      “Felici i felici”, al contrario del titolo, è una collezione di infelicità, una serie di istantanee proiettate al buio, dove le uniche parti illuminate rivelano legami logori e abbandonati. Le relazioni in cui sono coinvolti i diciotto personaggi del libro sono schiette. Raramente avevamo mai trovato un romanzo in cui le emozioni e i sentimenti più intimi e privati - soprattutto quelli negativi - fossero stati messi a nudo così, senza freni. Yasmina Reza non edulcora niente, spietata e secca, infierendo soprattutto sui rapporti di coppia corrotti e usurati. Nonostante tutto questo, “Felici i felici” è un romanzo vitale perché inerente alla vita, talmente universale nella sua descrizione delle nostre ombre che ognuno è in grado di riconoscersi in qualcosa. Ricorda "L'Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Master, con la differenza che in questo caso i personaggi sono ancora in vita e che la forma narrativa scelta dall’autrice è un racconto di poche pagine. Uno “scritto parlato” dove i pensieri scorrono liberi quasi come in un flusso di coscienza. Non è facile caratterizzare con poche parole un personaggio, e Yasmina Reza c’è spesso riuscita, a volte narrando di un semplice gesto come la stretta di un polso. “Felici i felici” è un romanzo di difficoltà, sia in termini dei temi trattati sia riferendosi all’impegno richiesto per terminare il libro, non tanto un passatempo. Le scelte stilistiche adottate hanno infatti reso faticosa la lettura a tutti i partecipanti, rallentata dal poco utilizzo della punteggiatura e dalla mancata distinzione tra pensieri e discorsi diretti, riportati senza le virgolette. Il numero eccessivo delle voci parlanti ha fatto il resto, rendendo tutto intricato assieme a una trama quasi inesistente. Il risultato è stato, per alcuni partecipanti, inconcludente. D’altra parte, lo stile riflette la professionalità dell’autrice, non solo scrittrice ma anche drammaturga e attrice. Probabilmente, se avesse adottato una forma più convenzionale, avrebbe reso il testo più scorrevole ma avrebbe perso qualcosa della sua identità. È però riuscita a trasmettere l’incapacità della perfetta comunicazione di sé agli altri, che sono in grado solo di vedere uno o più lati del poliedro che ogni persona è. È inevitabile mostrarne solo alcuni a talune persone, e altri diversi ad altre, ma non si tratta di maschere o finzioni, quanto più di ruoli che ognuno adotta in circostanze diverse. In quali di questi ruoli siamo felici? Durante l’incontro non c’è stato bisogno di porci esplicitamente la domanda più scontata e anche la più attesa, presente nelle menti di tutti (cos’è la felicità?). Abbiamo provato ad analizzare l’ultimo brevissimo capitolo, il ricordo di Jean Ehrenfried di quando lui ed Ernest Blot erano andati a pescare assieme, entrambi inesperti. Mentre si preparavano all’avventura, Jean dice che erano “assurdamente felici”, ma poi l’esperienza era risultata fallimentare e avevano cambiato atteggiamento. Che la felicità possa essere individuata solo nel passato, nel ricordo, oppure solo sognata nel futuro, nell’attesa di ciò che deve ancora accadere? In entrambi i casi, nel presente risulta inaccessibile. Oppure, prendendo il personaggio di Jacob che crede di essere Céline Dion, “la felicità è dei folli” e la si può raggiungere soltanto chiudendo fuori di sé la vita reale? Continua qui: https://opac.provincia.brescia.it/opac/detail/view/test:catalog:694064
  • Madame Bovary

    • 11/09/2021
      Mirko Fontemaggi Dopo Minnelli
      Mah, devo dire che mi devo ricredere rispetto alla prima visione fatta in passato: ora rivedendolo, rispetto a molta spazzatura o a banalità retoriche, mi sembra veramente ben fatto dal punto di vista tecnico: quelle atmosfere di provincia, le scenografie borghesi... e poi c'è lei, ormai un mito vivente dopo la Deneuve! Io però rimango affezionato a Vincente Minnelli, non so... Jennifer Jones, Lydia Simoneschi, era più... romantico! I francesi sanno più di crudo realismo, tipo i quadri di Millet.
  • Tutti i Moralia : prima traduzione italiana completa

    PLUTARCHUS

    • 09/09/2021
      Mirko Fontemaggi De esu carnium
      "Con quale sentimento, con quale disposizione di spirito o ragionamento logico il primo uomo toccò il sangue con la bocca, portò alle labbra la carne di un animale morto e, dopo aver imbandito le tavole di cadaveri e simulacri di vita, chiamò cibo e per di più prelibatezza quelle membra che poco prima muggivano, emettevano suoni, potevano muoversi e vedere" (περί σαρκοφαγίας, p. 1921).
  • Giselle

    • 09/09/2021
      Mirko Fontemaggi Dal 1841 al 1968
      Un film muto di Hugo Niebeling, un lungometraggio vero e proprio, con esterni e primissimi piani, molto suggestivo! Adam è un po' à la Bizet pre Strauss e Saint-Saëns. Competizione inganno gelosia follia... cosa volere di più? Il tutto nella minuscola dimensione di un villaggio, di un bosco. E la protagonista di Heine/Gautier mi ricorda una novella Margherita o Ofelia o Vicky dalle scarpette rosse. Wunderbar auch die Orchester der deutschen Oper Berlin unter der Leitung von John Lanchbery.
  • L'ultimo lupo

    MILANI, Mino

    • 05/09/2021
      Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI - GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”
      “L’ultimo lupo” di Mino Milani è senza dubbio uno dei libri tradizionali che possiamo suggerire a qualsiasi persona, essendo certi che la coinvolgerà dalla prima all’ultima pagina. Per quanto sia pubblicato nella collana rossa de “Il Battello a Vapore” (ovvero quella destinata ai ragazzi dai 12 anni in su) per quanto sia scritto con un lessico semplice e diretto, questo libro è in grado di stupire. “Sorpresa” è proprio la parola usata da noi per definire l’emozione principale che abbiamo provato leggendolo, indicando sia la crescita del protagonista Enzo sia i vari riferimenti impliciti ed espliciti contenuti nel testo. Gli altri personaggi principali della storia sono il padre di Enzo, Giovanni, e lo zio di questi, Mario, ex cacciatore ormai ritiratosi. Quest’ultimo ha sempre vissuto a Fonterossa, un piccolo paese tra le montagne, lontano dagli agi e i servizi della città, che è stato quasi del tutto abbandonato. Mario tuttavia non vuole lasciarlo, al punto tale che, quando il nipote e il sindaco si accordano e lo trasferiscono in un centro sociale provvisto di ogni servizio, egli scappa a piedi per ritornare tra i boschi. “L’ultimo lupo” indaga le relazioni tra tre generazioni diverse, facendoci riflettere su come la società si rapporti e si prenda cura degli anziani, ascoltando o meno le loro necessità e bisogni. Forse per fargli fare esperienza, forse per fargli conoscere il prozio, il padre di Enzo lo coinvolge nella caccia all’ultimo lupo nei boschi vicini a Fonterossa. Ecco quindi che serve la collaborazione di Mario per battere la zona e stanare l’animale. Milani affronta così anche il binomio uomo-natura soprattutto in alcune pagine puramente descrittive che ci hanno ricordato “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, quasi fosse una versione per grandi di questa storia. Qualcuno ha etichettato il libro come romantico. Secondo una partecipante, il filo conduttore di tutti questi temi contenuti nel libro è rappresentato dai valori scoperti da Enzo nella sua formazione. Fondamentale è la figura di Melania, la compagna di classe di Enzo che lo aiuta a maturare. Attraverso un dialogo sincero, composto da semplici osservazioni e critiche costruttive, Melania invita Enzo a non fermarsi a quanto gli adulti gli abbiano raccontato ma bensì ad indagare, a fare domande. E’ grazie a lei che Enzo ribalta le idee dei genitori. Melania è il motore del cambiamento di Enzo: non può conoscere a priori come reagirà lui, però intanto prova a piantare dei semi nella sua mente, semi che potranno crescere grazie alla sua naturale curiosità. Allo stesso modo, anche Milani semina diverse parole nella sua storia per creare dei collegamenti che vadano oltre la trama del libro. I lettori potrebbero coltivarne alcuni, approfondendo quanto solo accennato. Ma i ragazzi di oggi sarebbero in grado di cogliere i riferimenti che noi adulti vediamo senza fatica, come per esempio quello a pagina 8 sulla Prima Guerra Mondiale? “L’ultimo lupo” è stato scritto negli anni Novanta, indirizzato principalmente ai ragazzi di quella decade. Ci siamo perciò chiesti: se fosse ambientato ai nostri giorni, come sarebbe? C’è un grande distacco tra l’autore, nato nel 1928, e i destinatari di oggi. Il linguaggio realistico potrebbe apparire un po’ forzato. Ciò nonostante, i messaggi del libro sulle relazioni familiari, sulla crescita e sul rapporto uomo-natura, così come quello di non smettere di fare domande, arriverebbero lo stesso. Perché Milani è chiaro e preciso e il libro è “bene intenzionato”: nella sua brevità, riesce a essere incredibilmente denso; non annoia e conquista rendendosi avvincente; concentra in alcune fragole di bosco e negli occhi del lupo la sua intensità. E la lettura diventa un piacere, anzi: viene scoperta dai giovani come un piacere. E chissà che anche questo seme non germogli di più, portandoli a tanti altri libri e ad altrettante rivelazioni.
  • Una perfetta sconosciuta

    BURKE, Alafair

    • 25/08/2021 è un libro stupendo
      Libro stupendo che ti lascia con il fiato sospeso fino all'ultimo
  • Umani e animali : breve storia di una relazione complicata

    GUAZZALOCA, Giulia

    • 24/08/2021 Franco Perini Un saggio utile per capire un tema caldo.
      Umani e animali : breve storia di una relazione complicata è un breve saggio che ripercorre le idee, le associazioni e le figure di spicco che a partire dai primi movimenti del protezionismo zoofilo dell’ottocento si sono succedute in occidente fino ai giorni nostri. Una carrellata in cui il tema della responsabilità morale nei confronti degli altri animali incrocia le istanze del protezionismo, il rifiuto della pratica della vivisezione, il vegetarianismo e la questione dell’uso alimentare degli animali, il pacifismo e le forme della non violenza estese oltre la propria specie, il femminismo e l’ambientalismo. Il pregio del saggio sta nella ricchezza dei riferimenti, anche bibliografici, e nella capacità di ricostruire il senso in cui si è evoluta la riflessione su come ci relazioniamo agli altri animali, pur rimanendo una storia di movimenti e di persone. Chi cercasse una ricostruzione storico del modo in cui l’occidente ha pensato gli animali con una periodizzazione ben più ampia e con maggior approfondimento teoretico si dovrà rivolgere ad altre opere (per citarne una il monumentale I *filosofi e gli animali / a cura di Gino Ditadi ; presentazione di Giorgio Celli; Este : Isonomia, 1994). Chi invece sentisse semplicemente il bisogno di documentarsi seriamente su una questione “emergente” troverà senz’altro quest’opera utile oltre che scorrevole.