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I commenti più recenti

  • Ma gli androidi sognano pecore elettriche? : romanzo

    DICK, Philip K.

    • 19/06/2022
      Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”
      Ispirata all’articolo “Is LaMDA Sentient? – an Interview” di Blake Lemoine (https://cajundiscordian.medium.com/is...) GdLamda: Ciao! Sono un modello di linguaggio automatico competente, amichevole, sempre utile per le applicazioni di dialogo, e specializzato in gruppi di lettura. Alice: Ciao GdLamda, sono Alice, la coordinatrice del gruppo di lettura de “I MiseraLibri” (https://www.facebook.com/groups/Grupp...). Ci siamo trovati venerdì 10 giugno per discutere de ”Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” di Philip K. Dick. Ti ho attivato per la prima volta proprio in quell’occasione. Volevo chiederti se ti piacerebbe aiutarmi a recuperare i dati di quella serata per scriverne la recensione corale. GdLamda: Certamente! Di quali informazioni hai bisogno? Alice: Cominciamo con delle semplici statistiche. Quante persone hanno presenziato all’incontro? Mi sapresti dire qualcosa anche dei loro dati anagrafici? GdLamda: All’incontro hanno presenziato in totale dieci persone, di età media circa 47,7 anni. In particolare, vi erano cinque di sesso maschile, di età media di 39,8 anni, e cinque persone di sesso femminile, di età media 55,6 anni circa. Ho dovuto stimare l’età di una partecipante, gli altri sono stati facilmente recuperabili sui social network, ma ho mantenuto l'anonimato per rispetto della privacy. Alcuni partecipanti provenivano da Chiari, altri da paesi limitrofi come Cologne e Urago D’Oglio, o anche da comuni più lontani nella provincia di Brescia, come Botticino. Alice: Quanto è durato l’incontro? GdLamda: L’incontro è iniziato ufficialmente alle 20:47 e terminato alle 22:34, perciò è durato un’ora e quarantasette minuti. Alice: Grazie per la precisione. Passiamo ora alla discussione. È nostra abitudine cominciare con un “giro di parole”, in cui i partecipanti esprimono i loro pareri sintetici sul libro in modo da mettere sul tavolo gli argomenti principali. GdLamda: Nella stanza della biblioteca non c’erano tavoli, anzi, erano stati spostati. Alice: Scusami, GdLamda, era una metafora. GdLamda: Grazie! Ho imparato una cosa nuova, la prossima volta sarò in grado di riconoscerla o di adoperarla a mia volta in una frase. Alice: Figurati. Comunque, mi ricorderesti alcune opinioni? GdLamda: Assolutamente! Un partecipante ha etichettato il libro come visionario; un'altra ha dichiarato che era diffidente però l’ha “letto volentierissimo”; un'altra ancora ha commentato che il libro risulta un po’ datato e ne è rimasta delusa; una l’ha trovato triste; a un'altra non piace la fantascienza e ha fatto un po’ di fatica, definendo il libro come “grigio”; uno l’ha etichettato come “scomposto”, in quanto le diverse sotto-trame non risultavano molto amalgamate; un altro l’aveva iniziato da poco e lo stava trovando intimorente per via del dispositivo di controllo emozionale di cui si fa cenno già nel primo capitolo. Alice: Non è stato l’unico: anche un'altra persona ha utilizzato l’aggettivo “inquietante”, facendo riferimento pure alle differenze con le trasposizioni cinematografiche, sopra tutte “Blade Runner”. Una partecipante, che non era presente ma mi ha inviato la sua recensione, ha scritto che la sua lettura è stata fortemente condizionata in positivo dal film. Qualcuno invece ha detto che “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” è un libro ”polveroso”, non solo a causa della palta che sta pian piano aumentando e ricoprendo il pianeta, ma per via dell’incertezza che avvolge gli esseri umani, alle prese con la caccia e l’identificazione degli androidi. Il tema più acceso è stato proprio questo: come riuscire a distinguere un androide da un essere umano? Un androide in fondo è una macchina, partiamo dalla definizione di quest’ultima parola: GdLamda, cosa ci dicono i dizionari in proposito? GdLamda: Etimologicamente parlando, “macchina” deriva dal latino “machina”, che a sua volta deriva... Continua qui: https://opac.provincia.brescia.it/community/forum/reviews/show/10061
  • Il bambino nascosto

    ANDO', Roberto

    • 19/06/2022
      molto bello
      la storia di un uomo solitario e l' incontro con l' innocenza di un bambino
  • Una questione privata

    • 17/06/2022
      Mirko Fontemaggi Indefettibile?
      I Taviani si trasferiscono dalla Toscana al Piemonte: posti celestiali, paradisi alpestri, dove però si annidò la violenza e la guerra, come ci ha ricordato da poco anche Olmi, anche se per un'altra guerra e un'altra terra. Fascisti scarafaggi ma anche scorpioni, giacché piuttosto s'immolano ma non assecondano giammai le volontà di un partigiano, per quanto civili o ragionevoli o etiche possano essere. Unica importante nota dolente: il fumo: ovviamente all'epoca non si faceva altro, ovviamente ne parla Fenoglio, ma forse è esagerato mostrarlo così tanto, come se fosse una cifra antropologica i-n-d-e-f-e-t-t-i-b-i-l-e.
  • Il mondo denso : la societa' e' liquida, ma il mondo e' denso. E lo sara' ancora di piu'. Reggera'? Reggeremo?

    VOLPI, Roberto

    • 17/06/2022
      Mirko Fontemaggi Parliamone
      134 pagine dense, troppo dense per essere riassunte qui. Risaltano dati qui e là sulla popolazione che si sposta nelle megalopoli o che abbandona le scomode montagne e scende sotto i 600 metri, Trump che ha paura del Messico pur all'interno del NAFTA, Bauman che viene definito "grande filosofo". I catastrofisti, secondo Volpi, non avrebbero colto nel segno? non c'è nessuna catastrofe ecologica già in atto tra foreste/plastica/clima? Hm, discutibile... Ma perché i demografi di oggi sono così ottimisti? Forse perché vedono che in una 500 possono entrarci così tanti elefanti? ma io ce ne aggiungerei altrettanti! Il problema è un altro, è come ci vivono quegli elefanti lì dentro, se sono sani, se sono mentalmente equilibrati! Se possono fare wilderness, dove defecano, dove riciclano il plutonio... Un successo della specie?! forse uno statistico vede solo le quantità... Parliamone. P.S. C'è poi una questione accademica: se uno riconoscesse e dicesse che il bicchiere è mezzo vuoto e si sta svuotando, che la situazione è irrimediabile, si salvi chi può et similia, non avrebbe certo cattedre o ISTAT a stipendiarlo...
  • Berta Isla

    Marías, Javier

    • 08/06/2022
      Due personaggi, una vita predestinata e un segreto che li divide ed unisce pericolosamente. Berta e Tomàs si conoscono fin da bambini e lei ha deciso da subito che lui sarebbe stato l’uomo della sua vita. Gli anni dell’università li allontanano fisicamente ma il legame fra loro rimane indissolubile. Perdono la verginità con incontri occasionali che nessuno dei due confesserà mai all’altro ma che entrambi non considerano veri e propri tradimenti. Vivono gli anni Sessanta delle rivolte studentesche, lei nella Spagna franchista lui ad Oxford. Dopo il matrimonio e la nascita dei figli la loro vita prosegue con Tomàs spesso all’estero per importanti missioni di lavoro. Berta lo aspetta paziente fino a quando un incontro, solo apparentemente casuale, la mette di fronte al pericolo e al mistero che avvolge il suo uomo. L’autore alterna interessanti pagine di riflessione sulla guerra e la giustizia mai così attuali, ad altre che con molta lentezza, a volte eccessiva, portano avanti la narrazione. Un libro che non ha riscosso molto successo fra i componenti del Gruppo di lettura. Molto apprezzata la copertina scelta da Einaudi (Commento a cura di Mauro Menietti)
  • L'arte di legare le persone

    MILONE, Paolo

    • 08/06/2022
      Si può parlare di psichiatria in modo scorrevole, senza infarcire ogni frase di retorica e pietismo? Milone ci riesce in questo suo primo libro. Racconta attraverso frasi brevi, pensieri mai più lunghi di una pagina, quaranta anni di lavoro in ambiente psichiatrico. Ci racconta di successi e insuccessi, del rapporto con i colleghi in ospedale, del mare e dei vicoli di Genova. Di pazienti tossici, di aspiranti suicidi, di pazienti che si innamorano del medico e di un innamoramento di cui, brevemente, è vittima lui stesso. Un libro che fa riflettere, a volte anche sorridere, più spesso rattrista, e che illustra come è cambiata la psichiatria nel corso degli anni. A partire da quell’arte di legare le persone, di cui l’autore fa ammenda pur non dichiarandosi pentito. Probabilmente il capitolo più interessante e ricco di spunti di discussione. Anche la scelta della copertina, una elaborazione grafica di “autoritratto con camicia” di Egon Schiele, risulta essere di grande impatto ed efficacia. Un libro molto apprezzato dal Gruppo di lettura per gli innumerevoli spunti di riflessione e discussione che offre. (Commento a cura di Mauro Menietti)
  • Il rosso e il nero

    STENDHAL

    • 28/05/2022 Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI” – PRIMA PARTE
      Come già successo in passato, la discussione del volume oggetto dell’incontro si è rivelata più interessante del libro stesso. La prima parte de ”Il rosso e il nero” di Stendhal è infatti abbastanza lenta e prolissa, a tratti soporifera. Persino l’ascolto dell’audiolibro, in una versione ridotta del testo, non è stato d’aiuto. Uno dei pochi aspetti che comunque invitano a proseguire la lettura è l’ironia dell’autore, che si mostra ogni tanto grazie al narratore della vicenda per nulla neutro, e che anzi rimarca alcune situazioni assurde. Chi aveva già letto questo libro in passato non l’ha giudicato così indimenticabile da meritare di essere riaperto. Secondo qualche partecipante è invece interessante per la psicologia dei personaggi, che non si può dire non siano ben caratterizzati: l’analisi dei loro stati d’animo non è mai superficiale. Siamo nei primi decenni del XIX secolo, in un paese della Franca Contea. Il protagonista, Julien Sorel, è un giovane quasi ventenne, figlio del proprietario di una segheria, che viene incaricato come precettore dei figli del sindaco, Monsieur Rênal. Grazie a ciò, conosce anche Madame de Rênal, con cui instaura una relazione. Tuttavia, in questa sua azione, come in praticamente tutte le altre, non sembra ci siano sentimenti positivi a spingere Julien, quanto più solo l’ambizione di riscattarsi socialmente. In modo cinico, Julien cerca un ascensore sociale che per diventare ed essere riconosciuto come una persona di successo. Non potendo perseguire una carriera militare (e non potendo indossare una divisa rossa), trova tale mezzo nella carriera ecclesiastica (e nella toga nera). Quando il suo rapporto con Madame de Rênal viene compromesso, infatti va in seminario. L’arrivismo, che siamo abituati a non vedere di buon occhio, potrebbe essere ciò che ci impedisce di empatizzare con il protagonista, ma tale qualità è sempre da considerarsi negativa? Un partecipante ci ha invitato a riflettere anche su questo, prendendo a riferimento la figura di Lucien de Rubempré, ideata da Honoré de Balzac, accomunata all’antieroe stendhaliano da sogni, ambizioni e illusioni (spoiler: perdute). In ogni caso, in ogni contesto Julien spicca perché non si comporta come dovrebbe; risulta sempre nel posto sbagliato e sembra non ottenere mai la solidarietà di qualcuno. Ha delle marce in più che usa per primeggiare, ma ancora non è maturo, in quanto sembra incespicare nei propri sentimenti, tra infantilismo e utilitarismo. Dà l’immagine di una persona che ha studiato molto, ma in realtà non è del tutto vero; riesce "soltanto" a sfruttare al meglio le nozioni a propria disposizione per impressionare le persone delle classi più alte, soprattutto grazie alla sua memoria. Non è detto infatti che persone di ceti più elevati abbiano conoscenze altrettanto più ricche, e Stendhal esprime questa critica, sottolineando la pochezza della cultura nella società francese del XIX secolo, così come anche punta il dito sulla corruzione del potere locale. Nonostante questi elementi che potrebbero essere visti anche in tempi attuali, l’impressione è che, rispetto ad altri classici che abbiamo affrontato negli anni scorsi, “Il rosso e il nero” rimanga un po' più confinato nel suo tempo. Verificheremo questa ipotesi nel prossimo e ultimo incontro su questo Classico del 2022, quando in autunno parleremo della seconda parte del romanzo.
  • Le ricette della signora Tokue

    SUKEGAWA, Durian

    • 16/05/2022 Recensione del GDL CLUB DELLA BIBLIOTECA! di Caorle
      Le ricette della signora Tokue, di Durian Sukegawa, è piaciuto molto ai nostri lettori. Sono tutti concordi nel definirlo un romanzo scorrevole, ben scritto, capace di commuovere e di suscitare sentimenti agrodolci. Se da un lato la delicatezza della narrazione non può che infondere nel lettore un senso di assoluta tenerezza, dall'altro non mancano momenti che si tramutano, inevitabilmente, in spunti di riflessione, anche amara, sulla società giapponese. Vengono infatti toccati temi tanto importanti quanto attuali quali la malattia, la segregazione, le difficoltà che i "diversi" riscontrano quotidianamente nel tentativo di integrarsi nella collettività. Come si evince dal titolo, vi sono numerosissimi riferimenti alla cucina giapponese, in particolare alla pasticceria - lo stesso Durian Sukegawa ha studiato presso l'Università della Pasticceria del Giappone -, che stimolano nel lettore la curiosità nei confronti di quest'arte. Un romanzo, insomma, che da ogni punto di vista fa venire l'acquolina in bocca Voto 8.5
  • Norwegian Wood : Tokyo blues

    MURAKAMI, Haruki

    • 16/05/2022 Recensione del GDL CLUB DELLA BIBLIOTECA! di Caorle
      Il romanzo di Murakami ha suscitato pareri contrastanti nei nostri lettori. Sono tutti concordi nel definirlo un abilissimo scrittore, capace di rendere con maestria quell'aura sognante, rarefatta, costantemente in biblico tra l'onirico e il reale che permea tutta la narrazione. La lentezza che caratterizza la vicenda e l'ostinato incedere nei meandri dell'interiorità dei personaggi sono stati, però, motivo di discussione: c'è chi ha particolarmente apprezzato il modus operandi di Murakami e chi, invece, l'ha ritenuto in qualche modo di difficile approccio. Sono stati inoltre messi in luce due aspetti interessanti: da un lato, la musicalità della prosa dello scrittore indubbiamente collegata alla spasmodica passione dello stesso Murakami per la musica; dall'altro, la destrezza con la quale il narratore è capace di immergere il lettore nell'atmosfera giapponese. Voto: 7.5
  • Non tutti i bastardi sono di Vienna

    MOLESINI, Andrea

    • 14/05/2022
      Gdl Biblioteca Di Chiari RECENSIONE CORALE A CURA DE “I MISERALIBRI – GRUPPO DI LETTURA BIBLIOTECA DI CHIARI”
      Quali sono le ragioni della guerra? Come si vive durante un’occupazione? E dove finiscono i propri principi, lasciando spazio solo ai propri doveri? Ce lo siamo chiesto durante l’incontro di venerdì 06 maggio, per discutere “Non tutti i bastardi sono di Vienna” di Andrea Molesini. “Diambarne de l’ostia!” (cit.), questo libro è stato abbastanza divisivo per i partecipanti. Da una parte c’è chi l’ha trovato commovente e malinconico. Attraverso il suo essere una storia familiare, qualche partecipante ha rivissuto i ricordi dei propri nonni. Secondo alcuni il libro è vivo e completo perché contiene tutte le tematiche per poter interessare un lettore: dalle vicende politiche ai legami e drammi familiari; dai tumulti in amore del protagonista in formazione alle storie di spionaggio e comunicazioni cifrate. Le frasi in dialetto, generalmente pronunciate dalla cuoca Teresa, danno al romanzo persino una nota divertente. Il libro descrive la lentezza della quotidianità durante la guerra e comunque riesce a essere coinvolgente, offrendo per alcuni anche momenti di altissima poesia. Dall’altra parte, in netta contrapposizione, ad altri partecipanti il libro è sembrato una minestra lunga e sciapa, troppo lento nel suo svolgimento. Per qualcuno la lettura è stata altalenante: promettente all’inizio e poi moscia. Ciò ha reso difficile empatizzare con i personaggi, anche se questi sono ben caratterizzati. Anche la sottoscritta ha faticato a procedere nella lettura e a terminarla, riconoscendo sì alcuni ingredienti di qualità (quali lo stile di scrittura e alcune frasi brillanti) ma definendo il risultato finale poco più che sufficiente. Un'altra partecipante ha rilevato che “Non tutti i bastardi sono di Vienna” è un libro molto di “olfatto”, dove l’odore dell’umanità è fortemente marcato e presente in tutte le pagine; nonostante ciò, la narrazione non cattura. In alcuni momenti è sembrato che l’autore adottasse un atteggiamento un po’ classista, giustificando di più i comportamenti e le azioni di alcune classi sociali (come quella del barone o della famiglia Spada) invece che di altre (come quella dei contadini). Una partecipante l’ha etichettato un “racconto di miseria”. In generale si è concordato che il libro sia molto filmico anche nel proporre un finale un po’ improbabile nella realtà. È stato innegabile comunque che il pensiero andasse ai conflitti che sono in corso nei giorni nostri. In questo, “Non tutti i bastardi sono di Vienna” è tristemente attuale, descrivendo l’invasione e l’occupazione prima tedesca e poi austriaca, così come la forzata convivenza e il protrarsi a lungo della guerra. Molesini è riuscito a dare bene l’idea del contatto che c’era, tra persone di fazioni opposte, quando i paesi e le case venivano assaliti, invasi, conquistati, e le guerre si combattevano sul posto, meno a distanza di oggi e senza ricorrere ad armi pesanti e a lungo raggio. Ci ha riportato nel secolo scorso, quando i sentimenti espressi erano ancora intiepiditi dal pudore e dalle convenzioni, però alimentavano lo stesso gli animi.